Separazioni e famiglia: errori da non fare prima di separarsi. Guida pratica.

Quando una coppia entra in crisi, molte decisioni vengono prese in modo impulsivo: lasciare la casa familiare, spostare denaro dai conti correnti, interrompere i rapporti economici con il coniuge.

Queste scelte possono avere conseguenze rilevanti nella separazione personale, perché incidono su diversi aspetti della vicenda familiare: l’eventuale addebito della separazione, l’assegnazione della casa familiare, l’assegno di mantenimento e la gestione dei rapporti patrimoniali e bancari tra coniugi.

Dal matrimonio derivano infatti obblighi reciproci di fedeltà, assistenza morale e materiale, collaborazione nell’interesse della famiglia e coabitazione (art. 143 c.c.).

La separazione può essere chiesta quando si verificano fatti tali da rendere intollerabile la prosecuzione della convivenza oppure da arrecare grave pregiudizio alla prole; il giudice può inoltre dichiarare l’addebito della separazione quando la crisi sia riconducibile alla violazione dei doveri matrimoniali (art. 151 c.c.).

Di seguito sono analizzati alcuni errori frequenti prima di una separazione, sulla base delle norme del codice civile e delle decisioni giurisprudenziali richiamate nelle fonti e sulla base delle faq maggiormente fatte dagli utenti.

Lasciare la casa coniugale senza una giusta causa

Uno degli aspetti più delicati riguarda l’allontanamento dalla casa familiare.

L’art. 146 del codice civile stabilisce che:

Il diritto all’assistenza morale e materiale è sospeso nei confronti del coniuge che, allontanatosi senza giusta causa dalla residenza familiare, rifiuta di tornarvi.

Lo stesso articolo precisa inoltre che:

La proposizione della domanda di separazione o di scioglimento del matrimonio costituisce giusta causa di allontanamento dalla residenza familiare.

Quando l’allontanamento può avere conseguenze

Se un coniuge lascia la casa senza giusta causa e rifiuta di rientrare, ciò può incidere:

  • sui doveri di assistenza tra coniugi
  • sull’eventuale addebito della separazione, se l’allontanamento è collegato alla crisi matrimoniale.

Quando l’uscita dalla casa non comporta automaticamente addebito

La giurisprudenza della Corte di Cassazione ha chiarito che l’allontanamento dalla casa coniugale non comporta automaticamente l’addebito della separazione.

Secondo la Cassazione, quando la convivenza è già divenuta intollerabile, la coabitazione perde significato coniugale:

“La coabitazione, ove la convivenza sia divenuta intollerabile anche per una sola persona della coppia, perde di significato coniugale e non può essere imposta come mero artificio esteriore.”
(Cass. Civ., Sez. 1, n. 11032 del 24 aprile 2024)

Inoltre l’allontanamento non giustifica l’addebito se la crisi matrimoniale era già maturata prima dell’uscita dalla casa (Cass. Civ., Sez. 6, n. 648 del 2020).

Il punto centrale diventa quindi la prova: occorre dimostrare se l’allontanamento sia stato causa della crisi oppure conseguenza di una crisi già esistente.

2. Pensare che la casa familiare spetti automaticamente a chi resta nell’immobile

Un altro errore frequente consiste nel ritenere che la casa coniugale spetti automaticamente al coniuge che continua ad abitarvi.

Le decisioni dei tribunali riportate nelle fonti mostrano che l’assegnazione della casa familiare è stata collegata principalmente alla presenza e alla collocazione dei figli.

Ad esempio:

  • la casa è stata assegnata al genitore presso cui vivevano le figlie minori (Tribunale di Prato, sentenza n. 665/2020);
  • è stata assegnata alla madre che continuava ad abitare nell’immobile con la figlia maggiorenne non autosufficiente (Tribunale di Taranto, sentenza n. 1857/2023);
  • in un altro caso è stata assegnata al padre presso cui era collocato il figlio maggiorenne non autosufficiente (Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, sentenza n. 3124/2023);
  • un’ulteriore decisione ha assegnato la casa alla madre con collocamento dei figli minori presso di lei (Tribunale di Latina, sentenza n. 2110/2019).

Da questi casi emerge che l’assegnazione della casa familiare è stata collegata alla tutela dell’habitat domestico dei figli, piuttosto che alla condotta dei coniugi.


3. Effettuare movimenti bancari opachi o svuotare conti cointestati

Un altro profilo molto rilevante nella separazione riguarda i rapporti bancari tra i coniugi.

Conti correnti cointestati

Secondo una decisione del Tribunale di Brescia, quando manca una prova sufficiente della proprietà esclusiva delle somme depositate, ciascun intestatario ha diritto al 50% del saldo attivo, in applicazione della presunzione di cui all’art. 1298 c.c.
(Tribunale di Brescia, sentenza n. 673 del 17 febbraio 2025).

Spostamento di somme dal conto comune

Il Tribunale di Arezzo ha riconosciuto il diritto dell’altro coniuge alla restituzione della metà delle somme trasferite dal conto cointestato quando non era stata fornita prova che il conto fosse alimentato esclusivamente dai proventi di uno dei due coniugi (Tribunale di Arezzo, sentenza n. 627/2019).

Valutazione dei movimenti bancari

In un’altra decisione, il Tribunale di Torino ha preso in considerazione:

  • versamenti in contanti;
  • giroconti periodici;
  • consistenza patrimoniale immobiliare;
  • attività lavorativa effettivamente svolta.

per concludere che la richiesta di assegno di mantenimento non era fondata (Tribunale di Torino, sentenza n. 4318/2020).

Le movimentazioni bancarie possono quindi essere utilizzate per ricostruire la reale situazione economica dei coniugi.


4. Presentare una documentazione economica incompleta

Le decisioni esaminate mostrano che nei procedimenti di separazione il giudice valuta diversi elementi per ricostruire la situazione economica delle parti, tra cui:

  • dichiarazioni fiscali;
  • movimentazioni bancarie;
  • patrimonio immobiliare;
  • capacità lavorativa concreta.

Una decisione del Tribunale di Macerata ha evidenziato che la produzione solo parziale della documentazione richiesta può portare il giudice a ritenere presumibilmente maggiore il reddito effettivo della parte (Tribunale di Macerata – ex Tribunale di Camerino, sentenza n. 70/2016).


5. Mantenimento del coniuge nella separazione

L’art. 156 del codice civile stabilisce che, in caso di separazione, il giudice può riconoscere al coniuge cui la separazione non sia addebitabile il diritto a ricevere dall’altro quanto necessario al mantenimento, se non dispone di adeguati redditi propri.

La misura dell’assegno viene determinata in base alle circostanze del caso concreto e ai redditi dell’obbligato, e può essere modificata in presenza di giustificati motivi.

Le decisioni esaminate mostrano che:

  • il mantenimento può essere riconosciuto quando emerge una situazione di effettiva debolezza economica (Tribunale di Taranto, sentenza n. 1857/2023);
  • può essere negato quando risultano capacità lavorativa, disponibilità patrimoniali o movimentazioni bancarie significative (Tribunale di Torino, sentenza n. 4318/2020).

La Corte di Cassazione ha inoltre affermato che il diritto al mantenimento può venire meno quando il coniuge beneficiario instaura una stabile convivenza con un nuovo partner, configurando un nuovo progetto di vita comune (Cass. Civ., Sez. 1, n. 34728 del 12 dicembre 2023).


Conclusioni

Prima di affrontare una separazione è importante prestare attenzione a diversi aspetti giuridici e patrimoniali.

Tra gli errori più frequenti vi sono:

  • allontanarsi dalla casa familiare senza una chiara giusta causa;
  • ritenere che la casa coniugale spetti automaticamente a chi vi rimane;
  • effettuare movimenti bancari non trasparenti sui conti comuni;
  • presentare documentazione economica incompleta;
  • sottovalutare la rilevanza della reale situazione patrimoniale nella determinazione del mantenimento.

Molte questioni che emergono nei giudizi di separazione sono infatti di natura probatoria, cioè legate alla possibilità di dimostrare con documenti e fatti la situazione familiare ed economica delle parti.

Se stai affrontando una crisi matrimoniale e vuoi capire quali sono i tuoi diritti in caso di separazione, è consigliabile rivolgersi a un avvocato esperto in diritto di famiglia.

Una consulenza legale preventiva può aiutarti a gestire correttamente:

  • separazione consensuale
  • separazione giudiziale
  • assegno di mantenimento
  • assegnazione della casa familiare
  • tutela patrimoniale.

L’abbandono della casa coniugale fa perdere il diritto al mantenimento?

L’allontanamento dalla casa coniugale può incidere sui rapporti tra i coniugi se avviene senza giusta causa e con rifiuto di tornare nella residenza familiare, perché in tal caso il diritto all’assistenza morale e materiale può essere sospeso (art. 146 c.c.).
Tuttavia l’eventuale incidenza sul mantenimento dipende dalle circostanze del caso concreto e dalla valutazione del giudice.

La domanda di separazione giustifica l’uscita dalla casa familiare?

Sì. La legge stabilisce che la proposizione della domanda di separazione, di annullamento o di scioglimento del matrimonio costituisce giusta causa di allontanamento dalla residenza familiare (art. 146 c.c.).

Chi deve provare che l’allontanamento dalla casa ha causato la crisi del matrimonio?

Nei procedimenti di separazione il tema è spesso probatorio.
Perché l’allontanamento possa essere considerato causa della crisi matrimoniale è necessario dimostrare che esso abbia determinato l’intollerabilità della convivenza.
Se invece la crisi era già maturata prima dell’uscita dalla casa, l’allontanamento può non giustificare l’addebito (Cass. Civ., n. 11032/2024; Cass. Civ., n. 648/2020).

Se il conto è intestato a un solo coniuge, il denaro è sempre suo?

Non necessariamente. In una decisione esaminata è stato valorizzato il fatto che sul conto formalmente intestato a un solo coniuge confluissero anche redditi dell’altro, ritenendo quindi non dimostrata la proprietà esclusiva delle somme (Tribunale di Brescia, sentenza n. 673/2025).
In questi casi assume rilievo la provenienza delle somme e l’utilizzo concreto del conto.

Il giudice guarda solo alle dichiarazioni dei redditi nella separazione?

No. Le fonti mostrano che il giudice può valutare diversi elementi per ricostruire la situazione economica reale dei coniugi, tra cui:
dichiarazioni fiscali
movimenti bancari
patrimonio immobiliare
capacità lavorativa effettiva.

La presenza dei figli influisce sull’assegnazione della casa familiare?

Sì. Nei casi esaminati nelle decisioni dei tribunali, l’assegnazione della casa familiare è stata collegata soprattutto alla presenza e alla collocazione dei figli, in particolare quando si tratta di figli minorenni o maggiorenni non economicamente autosufficienti.

L’assegno di mantenimento può essere modificato nel tempo?

Sì. L’art. 156 del codice civile prevede che l’assegno di mantenimento possa essere modificato se sopravvengono giustificati motivi, sulla base della situazione economica delle parti.

La convivenza con un nuovo partner influisce sul mantenimento?

Secondo la Corte di Cassazione, se il coniuge beneficiario dell’assegno instaura una stabile convivenza con un nuovo partner, configurando un progetto di vita comune, può venir meno il diritto al mantenimento. La prova di tale situazione grava sul coniuge obbligato (Cass. Civ., Sez. 1, n. 34728/2023).

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